La corsa all’oro verde africano

In Africa aumentano le colture a fini energetici. La Felisa, la start-up belga, è la prima ad aver investito in Africa nella produzione del biodiesel proveniente dall’olio di palma. Ma ciò coinvolge tutto il mondo occidentale e assume sempre più le forme di una nuova colonizzazione. Tuttavia, come sempre, a scapito delle popolazioni locali, che rischiano l’esclusione dai loro terreni. Come approfittare, dunque, dello sviluppo promettente delle agroenergie, proteggendo al contempo gli interessi delle comunità locali?

Africa: gli inglesi guidano il land grab per i biocarburanti

Il carburante liquido ricavato dalle piante – come il bioetanolo – è considerato da alcuni come un possibile surrogato ecologico del combustibile fossile. E questo è ben chiaro ai paesi del mondo occidentale, ed in particolare all’Inghilterra. Si tratta di colture oggetto di controversie, poichè rischiano di sostituire quelle alimentari aumentando in modo esorbitante il prezzo degli alimenti e la fame. Senza considerare il problema relativo all’espropriazione delle terre.

Kilwa: la foresta maledetta dai biocaburanti

Bioshape, una società del settore energetico verde con sede a Neer, Paesi Bassi, è al momento coinvolta in un procedimento penale per bancarotta. Tra i progetti della Bioshape, quello di assumere migliaia di braccianti locali e esportare i semi dalla Tanzania nei Paesi Bassi, dove sarebbero stati lavorati per la produzione di elettricità, calore e biocarburante. Una grande ferita al polomone verde del mondo per mano di un progetto che intendeva produrre energia pulita.

Lo sporco business dei crediti CO2

Un sistema di crediti di carbonio, quello pensato dalla comunità Europea per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, ma che in realtà le avrebbe persino innalzate. Lo schema è risultato talmente controverso che l’Unione Europea l’ha vietato nel 2013. Tuttavia il divieto non è stato preso in considerazione da alcune grandi multinazionali, almeno finchè non entra effettivamente in vigore.

Energia pulita in Africa: opportunità o minaccia?

Qual è il peso reale della rivoluzione dei biocarburanti? Il Kenya e l’Etiopia hanno ceduto ben 700.000 ettari di terreni a investitori stranieri: gli agro combustibili rappresentano quindi un’opportunità di sviluppo o una nuova forma di colonialismo? La corsa alle coltivazioni per la produzione di combustibile hanno portato a un’impennata dei prezzi dei cereali durante la crisi alimentare nel 2008, innescando così una diatriba tra le ONG e coloro che lucrano sull’energia pulita. Una ricerca della FAO mostra infatti che il sedicente “miracolo delle piantagioni” potrebbe essere meno miracoloso di quanto sbandierano gli investitori.

Africa: i biocarburanti promettono un’economia verde (ma quanto?)

Un’inchiesta per scoprire il prezzo delle politiche verdi dell’UE a favore delle miscele a basso tenore di CO₂. Immaginate la Svizzera interamente ricoperta di piantagioni per alimentare auto e centrali termo-elettriche: è il corrispondente delle terre oggi sfruttate dagli occidentali in Africa per produrre biocarburanti. Siamo però sicuri che questo ambizioso progetto di energia sostenibile sia altrettanto sostenibile per le comunità rurali africane ?

Africa: gli italiani in corsa sui biocarburanti

Contro il riscaldamento climatico e i rincari del petrolio il Protocollo di Kyoto scommette sui biocarburanti. E se l’annunciata rivoluzione verde assumesse le dimensioni di una nuova colonizzazione? La società italiana Tozzi Renewable Energy (TRE Spa) è posizionata sullo scacchiere africano, in attesa di un nuovo accordo sul cambiamento climatico che potrebbe moltiplicare i flussi di denaro destinati al settore dell’oro verde. In pericolo però non sono soltanto le eque retribuzioni dei contadini locali, ma addirittura gli ecosistemi e la sicurezza alimentare.