Al ristorante Maksim la notizia che in questi giorni l’Unione europea e la Turchia sono ai ferri corti sulla questione di Cipro non rovina l’appetito a nessuno. Il proprietario turco-cipriota, Hasan, continua a servire cordialmente i suoi clienti. Poco importa che siano quasi tutti greco-ciprioti.
 

Bruxelles che mantiene l’embargo sulle merci di Cipro Nord (la metà sotto protettorato turco). Ankara che contrattacca boicottando le merci di Cipro Sud (lo stato ufficialmente entrato nell’Ue allargata nel 2004). Una diatriba politica che nel villaggio di Pyla interessa poco e pochi.
 
Qui non c’è né Nord né Sud. Esiste solo una “No Man’s Land”, una terra di nessuno a cavallo della “green line”, la linea del cessate il fuoco che taglia in due l`isola. Qualche chilometro di strada racchiuso nell`area–cuscinetto controllata dai caschi blu dell`ONU (Buffer Zone), dove 1000 “sudisti” cristiano-ortodossi e 500 “nordisti” musulmani convivono pacificamente.
 
E’ il miracolo multietnico di Pyla. Il suo nome  significa “passaggio”. Appellativo scelto quasi profeticamente dagli antichi greci: questo centro abitato è infatti l’unica breccia aperta nel reciproco isolamento a cui le due comunità cipriote sono state condannate dall’invasione turca e la guerra civile del ‘74.
 

Due città in una
 
Un laboratorio di tolleranza e rispetto reciproco. La prova che la riunificazione è possibile. Ma anche un raro esempio di surrealismo amministrativo.
 
La convivenza in questa città senza patria impone che nessuno abbia ne più né meno dell’altro. A cominciare dal numero di bar: nel centro cittadino ce ne è uno greco e uno turco,  seppur a frequentazione mista. Ai due lati della Torre veneziana del XII sec., da poco restaurata coi fondi UE, sorgono una chiesa e una moschea. Duplice è anche l’amministrazione: un sindaco per i greco-ciprioti, un muchtar (capo villaggio) per i turco-ciprioti, ognuno responsabile della comunità d’appartenenza. Una scuola per ciascuno. Due campi da calcio, dove quest’anno le squadre hanno giocato insieme per la prima volta dal ‘68. Per “pura” coincidenza hanno vinto una partita per uno. Ma niente bandiere nazionali, né sugli spalti né per le vie cittadine. Un divieto che preserva la neutralità politica di Pyla.
 
E’ Stavros Stavru, il segretario comunale della municipalità greco-cipriota a spiegarci la complessa formula di governo escogitata per garantire una coabitazione che assomiglia più che altro a un divorzio in casa. “L’autorità ufficiale è quella greco-cipriota poiché il territorio, sebbene sotto gestione ONU, appartiene ufficialmente alla parte Sud”, dice Stavros, “Però riconosciamo il muchtar come rappresentante della comunità turco-cipriota. Se ci son problemi da discutere ci riuniamo in presenza di un ufficiale della UNFICYP (la missione speciale delle Nazioni Unite a Cipro) che certifica il raggiungimento di un accordo tra le due parti”. In caso di disordini o crimini intervengono esclusivamente gli agenti della CIVPOL, la polizia civile  internazionale. Le forze greco-cipriote di fatto non hanno giurisdizione.
 
L’intermediazione delle Nazioni Unite è necessaria poiché la comunità turco-cipriota locale, per solidarietà verso i fratelli di Cipro Nord, non riconosce le autorità greco-cipriote. “Quando, ad esempio, la comunità musulmana di Pyla decise di farsi il proprio campo da calcio non volle richiedere il permesso di costruzione all’amministrazione greco-cipriota se non attraverso l‘UNFICYP”, racconta l’antropologo Yannis Papadakis in uno degli studi da lui condotti sulla curiosa vita nel villaggio. “Con la scusa che non riconoscono il nostro governo, i turco-ciprioti ricevono acqua, elettricità e gas gratuitamente: per loro legalmente non esistiamo quindi non ci pagano le bollette”, lamenta sardonicamente Stavros.
 

Divisi dalla politica, uniti dal business
 
 Ma approfittare del paradossale status di Pyla sono anche i greco-ciprioti. Il fatto di trovarsi formalmente nella metà Sud, ma di essere accessibile anche ai cittadini di etnia turca rende il villaggio una specie di zona franca dove fiorisce il contrabbando di prodotti a basso costo provenienti dalla metà Nord. L`apertura delle frontiere interne nel 2003 e la  parziale liberalizzazione degli scambi Nord-Sud nel 2005 hanno ristretto il mercato nero. Ma non troppo, confessa Stavros. Whisky, sigarette, pesce e vestiti in pelle attirano ancora i forestieri.
 
Insomma, Pyla riassume tutte le contraddizioni della classica città di frontiera. Sdoppiata come lo sono Gorizia e Nova Gorica al confine italo-sloveno. Un condominio di vicini che votano un governo diverso, che nel 2004 hanno bocciato gli uni e approvato gli altri il “Piano Annan” sulla riunificazione, ma che s’incontrano tutti i giorni per strada, ridono e scherzano insieme al bar e alla bisca locale.
 
“Pyla è un esempio di coesistenza finché non ci sono interferenze esterne”, osserva Mosca Enid: “Ma esistono ancora differenze e problemi. Crisi internazionali come quelle che oggi rischiano di influire sulla tranquillità del villaggio “.
 
Il carattere cosmopolita di Pyla ha origini ancestrali. Nel 1200 a.c. la zona era già sede di varie popolazioni mediterranee (Cretesi, Anatoliani tra gli altri). Anche se un giorno Cipro verrà ri-unificato, il villaggio non sarà certamente dimenticato. Grazie alla sua posizione strategica, a soli 15 minuti dall’aeroporto internazionale di Larnaka e dalla strada costiera a Dekelia con i suoi famosi dintorni balneari come Agia Napa, Pyla sta crescendo velocemente come centro turistico. Ville e residenze si alzano nelle sue periferie. Un mese fa un nuovo bar alla moda, “la Tavernetta del Villaggio”, ha aperto le sue porte proprio nel centro della città dopo anni di incontro simbolico per le discussioni bilaterali sul futuro dell’isola (dal 2003 sono tenute al Palazzo Ledra a Nicosia). Il villaggio sta diventando un luogo di incontro per stranieri provenienti da tutto il mondo. Ecco come rimarrà il mito cosmopolita di Pyla ….