L’infiltrazione islamica accelera in Italia e rischia di coprire attività criminali. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto dei servizi segreti del Sisde.

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Secondo il documento “riservato”, ottenuto dal Giornale, la componente sunnita sta rapidamente ampliando la sua rete nell’area  centro-settentrionale: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli e soprattutto Marche.
In particolare, afferma il rapporto, “la Moschea di Fermo si sta accreditando come realtà di riferimento per i seguaci” del movimento moderato Al-Adl wal-Ihsan (Giustizia e Carità). Questo, insieme all’Unione dei Musulmani in Italia (UMI), sta cercando di acquisire nuove sedi e affiliati con un’attività di proseilitismo diretta principalmente dalle frange marocchine.

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Nonostante l’attegiamento pacifico e la disponibilità al dialogo dimostrati dalle comunità musulmane locali, nell’area marchigiana si sospettano attività illecite per il reperimento di fondi a favore del movimento pakistano Tablgh Eddawa Ilallah, radicato nella Moschea di Porto Recanati.

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Almeno un’altra organizzazione potrebbe essere impegnata nella raccolta di fondi “sporchi”: l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPB). Particolarmente attiva dall’inizio dell’anno nel raccoglimento di donazioni per opere di beneficienza, “è sospettata di utilizzare i progetti umanitari come copertura per il finanziamento di organizzazioni collegate all’estremismo islamico o che operano a sostegno di organizzazioni  terroristiche”.

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L’altro grande ente umanitario operante in Italia è l’Islamic Relief Italia (IRI), filiazione della saudita International Islamic Relief Organisation (ILRO). Quest’ultima ha una struttura capillare con uffici in tutto il mondo, tra cui Albania,  Pakistan, Palestina, Bosnia, Kossovo, Cecenia, Iraq e Afghanistan. L’organizzazione mantiene un basso profilo da quando, nel ’98, i suoi vertici furono arrestati per traffico di documenti falsi. Tuttavia durante il ciclo di incontri primaverili a Milano, Bologna e Sassuolo, l‘IRI, oltre ad aver raccolto offerte per 60.000 euro, ha criticato il governo italiano che “non consentirebbe il libero esercizio di legittime attività di carattere islamico”.

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La strategia di ramificazione sul territorio attaverso le conferenze è proseguita a giugno con una serie di appuntamenti nel milanese e nel bresciano. Da segnalare infine il pericolo di estremizzazione dei Giovani Musulmani d’Italia (GMI). Il secondo meeting nazionale, tenutosi lo scorso aprile a Lignano Sabbiadoro (Udine), ha visto la partecipazione di 300 ragazzi e ragazze fra i sedici e i trent’anni, molti nati in Italia e assolutamente praticanti.

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A margine dell’incontro i vertici avrebbero deciso di ridurre la visibilità del’associazione. “L’esigenza di una minore esposizione esterna appare il riflesso dei recenti avvicendamenti nella leadership dell’organizzazione che hanno sancito il rafforzamento della componente siriana”, scrive il Sisde, “Il rischio è…un’involuzione culturale e una conseguente chiusura nei confronti della comunità nazionale”.