« Mi hanno stuprata e poi torturata con la canna del fucile », racconta Blaise Solange, 14 anni, una delle vitime innocenti della guerriglia tra le fazioni armate nel Nord-Kivu, la provincia orientale del Congo al confine col Rwanda. Il suo villaggio di Bweremana e ’ stato travolto a fine ottobre dallo scompiglio delle forze governative e le milizie alleate, martellate dai mortai e l’offensiva lampo dei gueriglieri ribelli del Generale Laurent Nkunda.

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«Stavo uscendo da scuola quando sono stata assalita da due guerriglieri dell’armata PARECO», continua Blaise. E’ arrivata su un camion zeppo di sfollati fino a Goma, capoluogo della regione devastata dal conflitto. Salvata per un pelo in ospedale da un’emorraggia vaginale, dopo esser finita nel campo profughi di Nusawato. Dei suoi genitori non c’e’ piu’ traccia. Ad averla consegnata ai medici e’ Aline Aliyene, 16 anni. Anche lei stuprata all’uscita di scuola, insieme ad altri sei bambini, da un gruppo di combattenti di Nkunda.

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“Nel campo rifugiati, oltre a Blaise, ho trovato altre 54 giovani violentate tra i 6 e i 15 anni, finora ho visto almeno 400 ragazze stuprate arrivare in autobus a Goma dalle zone di conflitto”, racconta Aline che oggi da’ una mano alle vittime piu’ giovani. Per lei il dramma e’ doppio: rimasta incinta, e’ stata cacciata via dalla famiglia insieme al suo figlio della guerra. “A volte quando lo guardo mi ricorda lo schock che ho subito e mi vien voglia di buttarlo via”, dichiara Aline.
La messa al bando dalla comunita’ colpisce ogni mese decine di altre ragazze ingravidate dai miliziani.

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Cosi’ lo stupro, piaga sociale record in Congo, e’ divenuta anche una subdola arma da guerra nello scontro etnico tra tutsi, hutu e congolesi alimentato dalle fazioni in lotta. Le famiglie disonorate si sfasciano. Le donne che non denunciano la violenza per non finire su una strada vengono distrutte dalle malattie veneree. Le reiette si riducono a prostituirsi per sopravvivere.

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“All’inizio del conflitto nell’ospedale di Rutshuru avevamo in cura 450 donne violentate, ora solo 22 perche’ la maggior parte e’ fuggita dai villaggi per scappare dalle pallottole”, afferma Claudia Lodesani di Medecins sans Frontieres, “Cerchiamo di intervenire in tempo con profilassi anti-AIDS entro 48 ore”.

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Per chi e’ di sesso femminile qui non c’e’ differenza tra truppe amiche e nemiche, tra forze governative e ribelli. L’aggressore è in agguato a ogni combattimento. “Anche quando una donna è violentata da un soldato dell’esercito regolare non ottiene alcun risarcimento perche’ lo Stato, che dovrebbe indennizarla, si rifiuta di pagare”, afferma Eugene L. Buzake, un avvocato di Goma che aiuta le vittime di stupro nelle cause giudiziarie contro i perpetratori.

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La risoluzione 1620, adottata lo scorso giugno dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, imponeva a tutte le parti in lotta di cessare le violenze contro donne e bambini. E’ rimasta lettera morta come l’accordo di pace dello scorso gennaio e il cessate il fuoco richiesto al recente Vertice di Nairobi.