Bruxelles ha appena stanziato 111 milioni di euro per rinnovare di un anno il mandato dell’Eulex: questo il nome in codice del team di 3000 uomini – tra amministratori, giudici e poliziotti – incaricato di portare democrazia e giustizia in Kosovo.Ma in quattro anni l’Eulex è costato ai contribuenti europei oltre 500 milioni di euro.

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Un costo record , sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti. E la sua super-procura di 60 magistrati e procuratori non ha ancora risolto il “giallo” della malversazione dei fondi europei destinati alla ricostruzione postbellica nell’ex provincia serba. Fondi che la Commissione europea aveva dato in gestione all’Unmik, la missione speciale Onu che ha amministrato politicamente ed economicamente il Kosovo dal 2000 al 2008, ossia fino al passaggio di poteri al nuovo governo locale dichiaratosi indipendente dalla Serbia.

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L’italiana Maria Giuliana Civinini, presidente dell’assemblea dei giudici Eulex ed ex-membro del Consiglio supremo della magistratura, ha risposto con un no comment alla nostra richiesta di chiarimenti su una questione che è ormai dimenticata da governi e stampa internazionale.

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A chiedere di far luce sui dossier insabbiati – nel silenzio di Unione europea e Onu – resta solo qualche frangia dell’Europarlamento.
L’ultima iniziativa è quella dell’eurodeputato socialista Pino Arlacchi, membro della Commissione affari esteri a Bruxelles, noto per aver co-fondato la Direzione Investigativa Anti-mafia in Italia negli anni ’90. Arlacchi ha inviato un’interrogazione scritta all’euro-commissario all’allargamento, Štefan Füle.

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L’interpellanza, di cui Repubblica ha preso visione, chiede ai vertici dell’esecutivo UE di tirar fuori dai cassetti i fascicoli relativi alle 11 indagini aperte tra il 2002 e il 2006 dall’Olaf, l’Ufficio europeo di lotta alla frode. Documenti top secret, archiviati nel quartier generale ONU di New York e da noi ottenuti in via confidenziale, affermano che gli 11 fascicoli riguardano la Società elettrica del Kosovo e l’Aeroporto internazionale della capitale Pristina. Ossia i principali beneficiari dei 3 miliardi di euro versati nelle casse Unmik dai donatori internazionali.

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L’Unmik aveva di fatto commissariato la società elettrica, l’aeroporto e tutti gli altri vecchi enti statali serbi d’epoca comunista, affidandone il controllo a un direttorio di consiglieri internazionali e locali posti alle sue strette dipendenze, sebbene stipendiati dall’UE. Ma l’Onu e l’UE continuano a trincerarsi dietro un muro di gomma, addossandosi reciprocamente responsabilità su come il direttorio utilizzava i fondi internazionali elargiti per la ristrutturazione degli enti statali.

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C’è di più. Un accordo sottoscritto dalle due organizzazioni internazionali legava e lega tuttora le mani all’Olaf. Innanzitutto, gli euro-finanzieri potevano indagare sui fondi spesi dall’Unmik solo in collaborazione con gli organi inquirenti dell’Unmik stessa. Inoltre, erano tenuti a fare rapporto esclusivamente al capo dell’Unmik che aveva facoltà discrezionale di trasferire o meno le pratiche all’ex-Procura Unmik, oggi sostituita da quella Eulex.

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Tuttora l’Olaf non può comunicare i risultati delle indagini neanche agli altri servizi della Commissione europea.

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Già in seguito alla sua missione di monitoraggio in Kosovo, nel 2008 l’Europarlamento aveva interpellato l’allora euro-commissario all’allargamento, Olli Rehn, biasimando “la mancanza di volontà delle Nazioni Unite a cooperare con i rappresentanti dell’Ue su questioni di trasparenza e di controllo finanziario”. Olli Rehn aveva promesso di richiedere informazioni all’Olaf e riferire, ma poi ha concluso il suo mandato senza aver fatto saper più nulla.

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“L’Eulex deve chiarire come intende trattare i casi non adeguatamente esaminati dai procuratori Unmik”, dichiara Bart Staes, capo della delegazione europarlamentare che ha nuovamente visitato il neonato stato balcanico l’anno scorso. “Io stesso sono andato in Kosovo e ho riscontrato un’assoluta incompetenza e disorganizzazione all’interno dell’Eulex”, dichiara Arlacchi. Fatto sta che fino al 2009, un anno dopo l’avvio del suo mandato, la Procura Eulex non sapeva neanche quali fossero i casi di malversazione di fondi europei ereditati dalla procura Unmik.

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Lo dimostra uno scambio di corrispondenza, consegnatoci da fonti Unmik, in cui il giudice Eulex, Alain Bloch, chiedeva all’ex-procuratore Unmik, Theo Jacobs, di fonirgli gli estremi dei casi in questione. Alla sua risposta, Theo Jacobs ha allegato solo i documenti d’indagine sull’Aeroporto, ma non quelli sulla Società elettrica. Che fine hanno fatto dunque le pratiche? “Abbiamo trasferito tutti i procedimenti completati ai tribunali locali, in conformità con l’accordo Unmik – Eulex”, dichiara Annunziata Ciaravolo, ex-capo della Procura Unmik e attualmente giudice delle indagini preliminari al Tribunale di Milano.

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“Se un’inchiesta non è stata eseguita correttamente e se un procuratore locale non vuole o non può riaprirla, i procuratori dell’Eulex potrebbero farlo, a condizione che venga fatta una corretta valutazione delle prove disponibili”, spiega Kai Mueller-Berner, ex-portavoce Eulex. Agenti Olaf affermano che dalle indagini sui fondi spesi per la Società elettrica erano emersi comportamenti più che sospetti. “Ci aspettavamo che la Procura Unmik ci chiedesse di proseguire le indagini, piuttosto che archiviarle”, fa eco Roberto Magni, agente della Guardia di Finanza ed ex-capo dell’Unità investigativa finanziaria Unmik che ha collaborato con l’Olaf.

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L’inchiesta e’ stata supportata da European Investigative Journalism Fund, una prestigiosa fondazione di giornalismo con sede a Bruxelles che ha finanziato questo lavoro di ricerca sul Kosovo.