Ha imparato a uccidere a 16 anni. Un giorno i guerriglieri ribelli del Generale Laurent Nkunda se lo sono portato via nella giungla per insegnargli a sparare. È il 2006. Riesce a scappare, si rifugia in un centro di recupero, ritorna dalla sua famiglia. Si strappa l’uniforme da soldato per ritornare un semplice ragazzo.

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Lo scorso agosto riesplode conflitto e i guerriglieri lo riacciuffano. È fuggito nuovamente una settimana fà. Oggi ha quasi 18 anni e vive recluso nel centro, protetto dall’anonimato per non ripiombare all’inferno una terza volta. Guai a rivelare i nomi degli ex-bambini combattenti custoditi segretamente a Goma, capoluogo del Nord-Kivu, e dintorni.

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Cadrebbero nel mirino dei miliziani che li considerano preziosi quanto i diamanti e l’oro commerciati illegalmente per finanziare la guerra che sta devastando la provincia orientale del Congo. “A fine estate la Caritas a Masisi, l’area controllata da Nkunda, è stata attaccata dai guerriglieri. Sapevano che ci avrebbero trovato dentro potenziali baby-killers”, afferma Giulia Pigliucci del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo). Il rapimento dei bimbi è stato sventato solo grazie a un tempestivo intervento della Monuc, la missione di pace ONU.

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Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, pubblicato a ottobre, in Congo combattono 11.000 piccoli soldati. Prima delle estate ne erano solo 3.000 stando alle statistiche di Human Rights Watch.

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I dati raccolti sul campo dalle Ong del Nord Kivu indicano che dallo scorso agosto solo nei 4 principali centri di addestramento del CNDP (Congresso naizionale per la difesa del popolo) di Nkunda sono stati trascinati almeno 160 bambini. I centri sono generalmente allestiti dentro le scuole : i bambini chiudono i libri e aprono il caricatore dei kalashnikov.

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È capitato ai 30 scolari tra i 12 e i 17 anni di Bitonga, 35Km da Goma: un’intera classe trasformata in plotone. “A settembre, non appena è iniziato il nuovo anno scolastico, i miliziani si sono fiondati nelle aule per prelevare i bambini”, racconta Joseph Paluku Mungosy, Segeretario della Coalizione delle Ong del Nord Kivu, “Molte scuole hanno chiuso per non esporre i bambini. “Vicino a ciascuno dei centri di addestramento ci sono postazioni della Monuc ma questa resta con le mai in mano”, accusa Mungosy, “prende in cura i bambini quando si liberano da soli, ma raramente interviene per sottrarli ai miliziani”.

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“Con gli ultimi sfollati sono arrivati oltre 30 bambini-soldato” afferma la coordinatrice di una struttura d‘accoglienza.

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“Affinchè possano essere reinseriti nella società i ragazzi hanno bisogno di un certificato di smobilitazione”, spiega Trudon Tshibangu, operatore al Centro Don Boscodi Ngangi che negli ultimi anni ha recuperato centinaia di ex-piccoli combattenti insieme ad altri bambini di strada.

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Quelli che non vengono smobilitati ufficialmente rischiano di essere arrestati e torturati dalla polizia come spie nemiche. A reclutare bambini, oltre al CNDP, sono tutti gli altri gruppi armati, soprattutto le molteplici milizie Mai Mai che ne possiedono complessivamente 1 .300. Anche l’esercito governativo ha assorbito diversi minorenni nei suoi ranghi. A giugno se ne contavano 20. Così svanisce il divieto di usare minori imposto a tutte le fazioni in lotta dall’ormai infranto accordo di pace firmato a gennaio.

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Non sempre il bambino è arruolato con la forza. Gli orfani, i bimbi separati dai genitori o quelli poveri decidono spesso di imbracciare spontaneamente le armi. Per loro è l’unico modo di sopravvivere. È il caso di A., 16 anni, rwandese di etnia hutu. La madre è stata uccisa durante i massacri in Rwanda del ’94, il padre è in prigione con l’accusa di genocidio. Lui, tuttavia, rientra tra i fortunati : anzichè finire ammassato in un centro di transito comune gestito dall’Unicef, è stato affidato provvisoriamente a una famiglia che se ne prenderà cura in attesa di poterlo rinviare dai suoi genitori.

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«In questo modo si evita che il bambino, ricongiunto con padre e madre prematuramente, possa essere ritrovato dai guerriglieri », spiega Gaspard, attivista di Save the Children, l’ONG che coordina i programmi di inserimento famigliare. Ma la guerra dei soldatini non è solo roba per maschietti. Tra gli innocenti trasformati in macchine da guerra ci sono numerose fanciulle come S.. Traumatizzata due volte : dall’obbligo di uccidere e dalle violenze sessuali subite dai guerriglieri, spesso suoi coetanei.