La guerra sulla privatizzazione dell’acqua si allarga dall’Italia all’UE. Una cordata pan-europa di ONG ha appena chiesto all’esecutivo di Bruxelles di smettere d’imporre lo smantellamento dei servizi pubblici nel settore idrico che nel nostro paese è stato recentemente bocciato dalla Corte costituzionale.

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Le ONG hanno accusato la Commissione europea di violare il principio di non interferenza nelle modalità di gestione nazionale dell’acqua, sancito dalla legislazione comunitaria sui servizi.

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Il casus belli è una missiva recapitata a fine settembre al governo greco dall’ufficio di Olli Rehn, Vice-Presidente dell’euro-governo e responsabile degli affari economici e monetari. Il documento, intercettato dagli attivisti di Corporate Europe Observatory, insiste sul fatto che “la privatizzazione dei servizi pubblici, inclusa la distribuzione di acqua può essere di beneficio alla società”, riducendo la spesa statale e aumentando l’efficienza.

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Olli Rehn conta sul sostegno del suo collega Janez Potočnik, euro-commissario all’ambiente, che da mesi predica l’introduzione di un sistema di compravendita basato su un prezzo di mercato, secondo quanto prescritto dalla direttiva-quadro sull’acqua.

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Già a maggio scorso la cordata di ONG aveva chiesto spiegazioni sui casi greco e portoghese. Olli Rehn aveva controbattuto anunciando di voler accelerare la spinta alle privatizzazioni nell’ambito dei piani di risanamento dei conti pubblici concordati coi governi nazionali. Una politica che dal 2013 avrà un’arma in più: il meccanismo di stabilità europeo adottato a marzo dai 25 capi di stato e di governo permetterà all’UE di dettare condizoni più stringenti per salvare l’economia di un paese.

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Si scopre così che anche i rubinetti di casa nostra sono da tempo nel mirino degli euro-liberizzatori. A svelarne i retroscena è Jan Willem Goudriaan, vice-segretario generale della Federazione europea dei sindacati del settore pubblico (EPSU). In una lettera aperta dello scorso gennaio, Goudrian incoraggiava Mario Monti a non cedere al pressing che l’UE aveva iniziato a esercitare già sul suo predecessore. Goudriaan citava al premier una corrispondenza segreta avvenuta nel luglio 2011 tra la Banca centrale europea (BCE) e Silvio Berlusconi, in cui gli euro-banchieri sollecitavano una “totale liberalizzazione dei servizi pubblici” e “privatizzazioni su larga scale dei servizi municipali”.

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In un successivo articolo pubblicato sul sito web dell’EPSU Goudriaan scriveva come a dar manforte alla BCE ci abbia pensato lo stesso Olli Rehn. Per giunta, proprio all’indomani della vittoria referendaria che nel giungo 2011 aveva bocciato la privatizzazione dell’acqua proposta dal governo Berlusconi. Il Vice-Presidente della Commissione europea avrebbe chiesto all’ex-premier di “spiegare quali riforme sono previste nel settore idrico nonostante i risultati del recente referendum”.

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E sarebbe poi tornato alla carica, all’inzio della gestione Monti, con un rapporto di fine anno all’Eurogruppo che accusava l’Italia di “non fare abbastanza”, che “erano necessarie misure aggiuntive” e che “anche settori come l’acqua sono considerevolmente protetti contro pressioni concorrenziali”. Monti ha provato ad accontentare l’esecutivo di Bruxelles con un decreto ad hoc ma, come sappiamo, si è scontrato contro il muro dell’incostituzionalita’.

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E ora sono gli oppositori della privatizzazione a passare al contrattacco, sfidando l’eurocrazia. Il movimento italiano Acqua bene comune, insieme ai suoi omologhi stranieri, sta raccogliendo il milione di firme provenienti da almeno sette diversi Stati membri che risultano necessarie per sottoporre a Bruxelles un’iniziativa cittadina. Si tratta di nuovo strumento di democrazia diretta introdotto quest’anno dall’UE. La petizione popolare chiede alla Commissione europea che « l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione ».

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La partita sull’acqua Roma-Bruxelles resta per ora su un punteggio di parità. Almeno fintantoché  l’Italia manterrà la decisione annunciata qualche giorno fà dal Presidente Giorgio Napolitano di non voler chiedere aiuti all’UE. Ma i tentativi di privatizzazione potrebbero diventare più difficili da respingere qualora il nostro paese fosse costretto a piegarsi ai ricatti dell’euro-salvataggio di fronte a un aggravarsi della situazione economica.

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