Bosco Ntaganda è il responsabile di una spirale di violenza e sciacallaggio che affligge la parte nord di Kivu, a est del Congo. Il terminator compie rapimenti, traffici illeciti di materie prime in Rwanda e ordina lo scempio delle foreste nel parco di Virunga.

x

La corte di giustizia internazionale potrebbe probabilmente perseguirlo per crimini contro l’umanità, ma Ntaganda vive semplicemente a Goma, a due passi dal confine con il Rwanda.
La spiegazione di questa vicenda è semplice: Ntaganda serve gli interessi del presidente congolese Kabila e dell’avversario rwandese Paul Kagame.

x

Rapitore Fabrice si accuccia sulla panchina. Riesce a rispondere a malapena a qualche domanda, borbottando sulla sedia. Ma quando gli chiediamo com’era stato rapito, comincia a raccontarci la sua storia. “È stato l’inferno. Ho creduto che sarei finito all’inferno”. Singer Fabrice Munfiritsa è famosissimo nella parte nord di Kivu. La sua musica è conosciuta perchè svela chiaramente le sue radici. Le sue radici affondano in Masisi, la Svizzera congolese, un’area a lungo dominata dal CNDP (Congrès National pour la Défence du Peuple).

x

Da anni il suo ex movimento di protesta Tutsi si schiera contro l’esercito congolese con l’aiuto dei rwandesi. E ora, fa parte dello stesso esercito. Il rapimento di Fabrice è stato studiato in dettaglio.

x

Nella notte del 4 novembre 2011, dopo aver lasciato lo studio di registrazione per andare a casa, il musicista decide di andare a fare un pò di spesa. Improvvisamente, un fuoristrada 4×4 si avvicina con la musica di Fabrice in sottofondo. I passeggeri salutano Fabrice in modo amichevole e gli offrono un passaggio verso casa. Il cantante accetta ingenuamente l’offerta e salta in macchina. Immediatamente sente una pistola dietro la schiena e gli viene ordinato di stendersi sul tappetino dell’auto. Portano Fabrice in una casa, dove verrà rinchiuso in una cella. La corda di plastica utilizzata per immobilizzare le braccia gli lascerà cicatrici indelebili.

x

Quella sera, la moglie di Fabrice lo aspetta a casa molto preoccupata. Lui non risponde neanche al cellulare. Allora chiama il fratello di Fabrice, che a sua volta contatta alcuni amici. Alla fine della settimana, tutta Goma è alla ricerca di Fabrice.

x

La polizia e il governo promettono di fare tutto il possibile per ritrovare il cantante. Ma non ci sono risultati e domenica scoppia una rivolta. Le strade di Goma sono letteralmente barricate. La gente protesta contro i ribelli, contro le impunità e contro la mancanza di potere delle autorità. Sono ormai allo stremo. Questa sommossa sembra aver l’effetto desiderato. Nelle prime ore della mattina di lunedì, gli abitanti di un villaggio vicino a Goma sentono qualcuno che parla, canta a urla.

x

Una squadra ritrova presto Fabrice in una fossa nel terreno, totalmente disorientato e sotto l’effetto di stupefacenti. Dichiara di aver subito un’iniezione e di essere stato costretto a inginocchiarsi in una fossa. “Recita la tua ultima preghiera” queste le ultime parole che ricorda. Ricorda di aver cominciato a pregare e cantare ma non riesce a dire quante ore ha trascorso li dentro. “Ero totalmente perso, l’unica cosa di cui ero certo era che ero all’inferno”.

x

Fabrice racconta loro come è stato costretto il giorno precedente a far da testimone alla decapitazione di un suo conoscente. “Mettono il corpo in un sacco con delle pietre dentro. Mi hanno portato al lago Kiwu e lì l’hanno buttato nell’acqua”.

x

Fabrice viene portato in ospedale piantonato dagli agenti del president, che lo trattano più come un detenuto che come un paziente. Non può telefonare o ricevere visite. Gli chiedono di fare qualche foto con un volantino per le elezioni di Kabila. Non vuole. Infine, viene portato a Kinshasa, un secondo rapimento, perchè gli agenti non lo lasciano andare.

x

x

x

x

Alcuni suoi amici riferiscono che Fabrice si era rifiutato di scrivere il testo di uno spot per la campagna presidenziale di Kabila nella corsa alle elezioni presidenziale- cosa che aveva fatto invece per il candidato avversario Vital Kamerhe, molto conosciuto a Kiwu.

x

Durante l’intervista, Fabrice rimane vago su questo aspetto. Non si esprime su ciò che, secondo lui, potrebbe essere la ragione del suo rapimento. Dice solo di essere stato interrogato sulla sua musica e i suoi testi.
In seguito, gli amici di Fabrice riferiscono che Bosco Ntaganda è il colpevole.

x

Il criminale di guerra nominato generale Ntaganda è il nesso che lega Kabila e il president Rwandese Paul Kagame. L’esperto delle vicende del Congo Kris Berwouts spiega: “Il matrimonio di convenienza tra Kabila e Kagame alla fine del 2009 si basa su Ntaganda”. Nato nel 1974 a Bigogwe, in Rwanda, Ntaganda si trasferisce presto a Masisi (Nyamitaba). Nel 1990 Ntaganda, allora arruolato nell’esercito di Kagamès Tutsi a soli diciasette anni, partecipa all’invasione ugandese del Rwanda, che all’epoca era stata sotto l’amministrazione della maggioranza Hutu per ben 30 anni. Occupano la parte settentrionale del paese. Quattro anni e un genocidio dopo, acquisiscono il controllo del Rwanda. Nel 1996, l’esercito Rwandese invade il Congo e con Laurent Désiré Kabila acquisiscono il controllo del paese. Quando la storica fiducia di Kabila nei confronti di Kagame comincia a dissolversi, i rwandesi cominciano un nuovo conflitto dalla parte est del Congo con il loro esercito e varie milizie “locali”. È in una di queste milizie che Ntaganda era arruolato con un compito che sarebbe diventato molto importante. Dal 2008 è diventato il numero due del CNDP, dopo Laurent Nkunda.

x

L’accordo del 2009 firmato da Kagame e Joseph Kabila comprende l’accorpamento del CNDP nell’esercito congolese. “Si dice che l’esercito congolese sia stato accorpato nel CNDP” afferma Berwouts. “Il fatto è che ora il CNDP ha il controllo della parte nord e sud di Kivu. Non hanno mai avuto così tanto potere prima d’ora”. È stato anche stabilito che da quel momento in poi l’esercito Congolese avrebbe perseguito il FDLR (Forces Démocratiques pour la Libération du Rwanda). Il FDLR è ciò che è rimasto della milizia creata da coloro che avevano organizzato il genocidio rwandese e dal nemico storico di Kagame. Quindi, sembra che Kagame abbia un esercito congolese a sua disposizione nella parte nord di Kiwu, fedele a lui e a Kabila. E cosa c’è per Kabila? L’accordo gli dà la garanzia che il leader del CNDP, Laurent Nkunda, che aveva minacciato di impossessarsi del Congo, sia detenuto in Rwanda. Dopo l’arresto di Nkunda, Ntaganda diventa il nuovo leader del CNDP, generale nell’esercito congolese e..l’uomo più potente della parte nord di Kiwu.

x

“L’arresto di Nkunda aveva turbato quella parte del CNDP che non avrebbe lasciato il carismatico Nkunda”, afferma Berwouts, “quei sostenitori di Nkunda sono ancora lì, e Ntaganda non ha altra scelta che soddisfarli. Quei sostenitori rappresentano una potenziale minaccia anche per Kagame, poiché l’élite dei Tutsi in Rwanda si è ormai dissolta e i pezzi grossi come l’ex comandante dell’esercito Kayumba Nyamwasa e l’ex capo dei servizi segreti Patrick Karegeya hanno lasciato Kagama nel 2010 per cercare aiuto da parte dei congolesi e attaccarlo”. Quindi, il fatto che Ntaganda controlli il CNDP è essenziale per Kagame. Tuttavia, Ntaganda è anche al servizio di Kabila. Berwouts spiega: “Con il CNDP, Kabila ha vinto il supporto dell’unico potere in grado di stabilizzare in qualche modo la parte est del Congo e di servire i suoi interessi elettorali. Nella corsa alle elezioni, solo Kabila è stato in grado di competere nelle aree a maggioranza CNDP.

x

“Ciò che non faceva parte dell’accordo è che il CNDP rimanesse uno stato nello stato, con una propria amministrazione a Masisi e fosse considerato una minaccia anzichè una sicurezza da ampie fasce della popolazione. Pertanto, Ntaganda si occupa sia degli interessi di Kagame che di quelli di Kabila. Ciò spiega come sia diventato generale dell’esercito congolese nel 2009, nonostante la Corte di giustizia internazionale abbia emanato un mandato d’arresto nei suoi confronti tre anni prima per crimini contro l’umanità, principalmente legati al reclutamento di bambini soldato.

x

x

x

x

“Come parte coinvolta nella Corte di Giustizia, lo stato del Congo ha il dovere di cooperare per l’arresto di Ntaganda. Com’è stato per l’udienza di Thomas Lubanga”, spiega Sonia Robla, portavoce della Corte di Giustizia. Al contempo nella parte nord di Kivu, molta genta ha paura d Ntaganda, non del tutto inaspettatamente. Infatti, quest’uomo sembra essere il responsabile dei rapimenti di queste persone, che meritano, a suo avviso, una lezione. Proprio come Fabrice. L’indizio più evidente che ci sia Ntaganda dietro il rapimento del cantante è il metodo utilizzato: lo stesso del rapimento di Sylvestre Bwira, presidente della società civile di Masisi. In questo caso, la mano scura di Ntaganda era ben più visibile. Il rapitore Il 30 luglio 2010 l’attivista per la difesa dei diritti umani Bwira ha inviato una lettera aperta al presidente Kabila.

x

In quella lettera, denunciava il fatto che gli ex ribelli che avevano commesso crimini gravi fossero arruolati nell’esercito nella regione orientale del Congo senza problemi. Aveva per esempio denunciato il caso di Ntaganda e rimproverava la tolleranza del governo del Congo dinanzi a tali impunità, che non chiedeva neanche l’estrazione alla corte suprema de L’Aia.

x

Bwira aveva richiesto di far valere l’autorità centrale di Masisi, un riferimento all’amministrazione parallela, e ricorrere al sistema di rotazione, ovvero un sistema di ripartizione dei soldati su tutto il territorio del Congo, valevole anche per gli ex membri del CNDP, non appoggiando, pertanto, la loro richiesta di rimanere nella regione orientale del Congo. Alcuni giorni dopo, Bwira ha ricevuto numerose telefonate da un certo colonnello Janvier, che diceva di lavorare per conto dell’amministrazione di Ntaganda e lo invitava presso l’ufficio di Ntaganda. Bwira ha declinato l’invito, ma si sentì sempre più insicuro. É stato rapito il 24 agosto, prima di partire per Kinshasa.

x

“Due soldati vennero da me e dissero: “O sali in macchina, o ti uccidiamo qui”. A seguire ci fu uno scontro e fui costretto a rimanere steso sul tappetino della macchina, con i loro piedi su di me. Sono stato rinchiuso in una cella e poco dopo nel pomeriggio mi hanno legato le braccia con del nastro isolante. In altre parole, nello stesso identico modo, come avrebbero legato poi Fabrice.

x

“In piena notte, sono stato bendato e costretto a stendermi nel bagagliaio di una 4×4, con la ruota di scorta dritta in testa. La mattina seguente, arrivammo in uno scantinato. Sentii qualcuno che diceva “Prendi quel coso e chiudi a chiave”.Parlavano rwandese.
“Tutte le celle sono piene” risposero le guardie. Andammo in un altro scantinato – una fossa nella terra con 3 tronchi d’albero che facevano da tetto- dove ero stato tenuto in prigione fino alla sera. Utilizzando un uncino mi hanno tirato fuori dalla fossa prendendomi dal nastro isolante, che nel frattempo mi aveva lacerato la pelle delle braccia. Una volta in superficie, faceva freddo. Mi picchiavano con un bastone quando cadevo o uscivo fuori dal seminato a causa della mia benda. Arrivammo in un terzo scantinato. C’era una puzza terribile e il terreno era molto fangoso. Strisciai a gattoni verso un angolo asciutto, dove pensavo di sentire pezzi di legno.La mattina seguente, scoprì che il fango non era fango, ma corpi in putrefazione e i pezzi di legno erano in realtà le loro ossa. Ero affamato e senza cibo. Due giorni dopo, mi tirano fuori da questa fossa con un uncino e un colonnello comincia a farmi l’interrogatorio. Perché volevo che loro lasciassero Masisi? Perché l’amministrazione parallela doveva scomparire? Perché difendevo solo la mia comunità? Risposi che combattevo per l’intero popolo.”

x

“Se è così, perché non hai difeso una donna Tutsi, che avevamo stuprato?” Ammisi di avere anch’io le mie mancanze. “Non ti uccideremo”, disse il colonnello dopo un pò. In seguito, appurai dalle guardie che il mio rapimento aveva alzato un polverone, sia qui che all’estero. “Ma chi sei tu, che le persone lavorano così tanto per liberarti?” chiesero i soldati. “Il matrimonio di convenienza concluso alla fine del 2009 tra Kabila e Kagame confluisce in una sola persona: Bosco Ntaganda”. Bwira ha ringraziato il movimento locale di resistenza per la sua liberazione.

x

Contrariamente alla sua rete di attivisti locali, alcune ONG europee avevano già rinunciato alla sua liberazione. Nella cittadina di Sake, a 30km da Goma, c’erano state delle proteste per liberare Bwira e a seguire persino minacce di violenza. Queste mosse sono poi risultate essere vincenti: Bwira è stato liberato. “Mi hanno iniettato una sostenza e mi hanno lasciato in una foresta” afferma Bwira. “Mi sentivo paralizzato. Ho cominciato a sentire caldo su tutto il mio corpo. Ero stanchissimo. Da lontano ho visto un falò, un villaggio. Strisciai in quella direzione. Non potevo camminare. A malapena riuscivo a mangiare ed ero coperto di sangue. Dal villaggio, mi hanno portato all’ospedale di Goma”.

x

Nel novembre 2010 Bwira era fuggito nei Paesi Bassi, perché non si sentiva più al sicuro a Goma o a Kinshasa. Ma dal suo trasferimento a L’Aia- dove si sottopone a cure psichiatriche- la sua famiglia è in pericolo. Suo zio Aloys Bahati e suo fratello Kubuya Kiahi sembrano essere scomparsi ad ottobre 2011 con un interruzione settimanale. Nessuno li ha più visti. Il fratello minore di Bwira ci spiega che la loro vita è in costante pericolo. “ Continuo a guardarmi le spalle per paura si essere pedinato. Non esco di casa prima delle 5 di mattina. Mio fratello si è nascosto e non rimane mai nello stesso luogo per molto tempo. Riceviamo chiamate con minacce di morte quasi ogni giorno. Il Governatore e la polizia non fanno nulla. Ecco perchè la gente era furibonda quando Fabrice era stato rapito. I ribelli hanno il controllo totale”. René, un buon amico di Bwira, neanche lui è al sicuro a Goma.

x

“Ci rimango perché lavoro qui. Ma abbiamo paura e non parliamo agli sconosciuti, perché non si sa mai chi sono veramente. Ntanganda e i suoi uomini devono andarsene, prima è, meglio è. Ma la gente ha paura a farsi sentire, dopo che Bwira ha osato scrivere quella lettera”. Fabrice è stato rapito esattamente 2 settimane prima dell’inizio delle elezioni presidenziali. Le tensioni si stanno sviluppando in tutto il paese, specialmente a Kiwu. Molti abitanti del posto non possono contribuire in altro modo ma pensano all’annessione graduale da parte del Rwanda. Affermano che i braccianti rwandesi acquistano terreni per il loro bestiame attraverso le forze di polizia del Congo. Qualunque locale vi dirà che si tratta di una vera e propria immigrazione rwandese.

x

“C’è di fatti un’immigrazione rwandese”, afferma l’esperto del Congo, Kris Berwouts. “I soldati rwandesi che parlano congolese mi hanno presentato dei loro colleghi rwandesi. Ogni registrazione degli elettori è una buona occasione per dare ai rwandesi un passaporto congolese. Kabila, probabilmente, ha sfruttato la situazione di “rwandizzazione” per ottenere più voti alle elezioni. Ufficialmente, Kabila ha ottenuto più voti del dovuto nell’area più popolata di Kiwu, ma sono in corso accesi dibattiti sull’attendibilità dei risultati elettorali. In molte aree, gli uomini di Ntaganda hanno impedito la propaganda elettorale di altri candidati e terrorizzato la popolazione per ottenere il maggior numero di voti.

x

x

x

x

Alcuni studiosi sono fiduciosi sul recente progetto dello statunitense Dodd-Franck volto a demilitarizzare il mercato delle materie prime. Questo progetto obbliga le società quotate in borsa a dichiarare l’origine delle loro materie prime, in particolar modo se approfittano dei gruppi armati.

x

I marchi più importanti del settore elettronico che fanno uso del tin e del coltan, quali Motorola, Apple, Philips e Samsung, sono direttamente implicati in questo progetto. Come reazione a questo progetto, il presidente Kabila ha vietato tutte le miniere tradizionali del Congo nel settembre 2010.

x

Questa misura era volta a scacciare le reti criminali immischiate nell’industria mineraria. In realtà, è accaduto l’esatto opposto a Kiwu: i militari con grado elevato utilizzano il divieto delle miniere per allargare i loro traffici illeciti. Con lo stop del divieto nel marzo 2011, qualcosa sembra essere cambiato. Il danno era ormai già stato fatto.

x

Mo* si è infiltrato in una delle reti CNDP per mappare la via del contrabbando nella regione orientale del Congo. Una delle vie del contrabbando ha inizio a Numbi, un villaggio occidentale del lago Kiwu.

x

“Molte miniere di tin di questa zona sono sotto il controllo di ex soldati CNDP” come ci conferma Henri Nkeng, studioso presso la peace force MONUSCO delle Nazioni Unite. Nkeng lavora per l’Istituto internazionale di ricerca del tin, dove mette a punto un sistema di certificazione che consente di tracciare l’origine delle materie prime.

x

Nkeng afferma: “Creiamo centri di vendita in cui i sacchi vengono etichettati come “conflict free” ovvero non soggetti al conflitto. Solo i sacchi con quella etichetta possono essere esportati. Le materie prime provenienti da miniere sfruttate dai ribelli o dall’esercito non vengono prese in considerazione”. Per il momento, è solo teoria.

x

Nella realtà, la rete di contrabbando lavora a pieno regime, come ci dice un locale che affitta il suo stabile per immagazzinare le materie prime. “Le materie prime sono imballate in sacchi con sopra la stampa di piselli, e poi vengono trasportate a Goma da addetti”.

x

Dopo aver pedinato un carico di “piselli”, arriviamo a Kalungu, un villaggio a metà strada tra Numbi e Goma. Dopo 5 ore di cammino, gli addetti consegnano 50kg di sacchi contenenti materie prime. La loro ricompensa è circa 20 euro.

x

È il giorno del mercato a Kalungu. Si vendono mango e banane ovunque. Vengono caricati su dei camion con i “piselli”. “4 o 6 volte al mese trasporto sacchi di piselli” ci spiega il camionista. “Li carico per 8-20euro al sacco”. Nel caso in cui il camion fosse controllato, do una mancia al poliziotto e continuo per la mia strada”. “La merce ci viene consegnata in camion carichi di frutta e verdura” ci confermano alcuni clienti a Goma, che comprano da Numbu. “Da qui, vengono poi caricati sui veicoli dell’esercito congolese e trasportati al confine, zona sotto controllo dei loro colleghi rwandesi”.

x

La comprensione amichevole tra il CNDP e i soldati rwandesi è cosa armai risaputa. È alimentata dal fatto che ambo i gruppi appartengono all’etnia Tutsi e ricordano le guerre combattute insieme. Le materie prime oltrepassano il confine a Gomma attraverso la Rue des Acacias. Lì a due passi dal confine rwandese vive Bosco Ntanganda, il capo della mafia delle materie prime, nella sua tenuta iper protetta. Qui, il confine è davvero a due passi tra il lato congolese e quello rwandese della strada.

x

Le città di Goma e Gisenyi si fondono una dentro l’altra, risultato? Il contrabbando si produce per davvero nell’ambiente urbano. Nel dicembre 2011, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto conclusivo del gruppo di studiosi del Congo. Gli studiosi descrivono in dettaglio come Ntaganda abbia il pieno controllo dell’area di poche centinaia di metri tra le due linee di confine a Goma. Ntaganda visita spesso il Rwanda. Altri due ex-ufficiali del CNDP, di cui uno è un parente di Ntaganda, vivono nelle vicinanze. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, solo questa linea di confine farebbe guadagnare a Ntaganda quasi 12.000 a settimana.

x

Ogni volta che le materie prime vengono trasportate in Rwanda, Ntaganda chiude l’intera area. “I membri del CNDP operano indipendemente dalla gerarchia ufficiale dell’esercito. La maggior parte di loro obbediscono solo ai loro ex superiori” ci racconta il colonnello Mputu Pende con un cenno. È il capo dell’ufficio militare statale di Goma. “Riceviamo minacce quando cerchiamo di fermare ufficiali coinvolti in sfruttamento illegale delle miniere”.

x

x

x

x

Il taglialegna abusivo ,secondo alcuni studiosi delle Nazioni Unite, Ntaganda possiede non solo una pompa di benzina a Goma, la S. Pétrole Congo, ma anche un mulino gestito da sua moglie. Altresì, descrivono nel rapporto come, inter alia, Ntaganda sia coinvolto nel contrabbando di 450kg di oro. Ntaganda possiede grandi aziende agricole nei pressi di Ngungu, a Masisi, dove ama trascorrere i fine settimana. Ha, inoltre, una certa influenza sul commercio del carbone attivo. Il carbone è la più importante fonte di energia a Goma.

x

La questione è che è rimasta ben poca legna, fatta eccezione per l’area che circonda Virunga Park, la riserva naturale africana più antica e patrimonio mondiale dell’Unesco. Anche lì, il CNDP ha un ruolo di primo piano nella produzione illegale di carbone. Settembre 2011. Nei pressi di Burungu, dove alcuni anni fa Nkunda emise il verdetto di sfruttare il Parco Virunga, si è sviluppato un intero villaggio lungo i margini di quello che era il parco. Possiamo ben costatare migliaia di sacchi di carbone. Dopo una camminata di un paio d’ore, ci accorgiamo che una vasta area boschiva è ormai scomparsa.

x

Il perenne andirivieni di sacchi di carbone indica che la produzone è ancora a pieno regime. Ciò che ci colpisce in particolar modo è che praticamente tutti in questa filiera parlano Rwandese. La guida ci dice che la maggior parte di essi si sono trasferiti di recente in Rwanda. Un locale che ci ha seguito per un pò sembra irritarsi quando affrontiamo l’argomento. “Siamo tutti Congolesi” è la sua risposta ostile. Emmanuel de Mérode, il direttore belga del Parco Virunga, ammette che non ha sotto controllo la situazione nella parte sud-occidentale del parco. Burungu è molto vicina a Kitchanga, che per molti anni è stata la base di Ntaganda e l’area del CNDP per eccellenza.

x

La produzione di carbone in grandi quantità continua indisturbata da anni in questo sito Unesco dichiarato patrimonio dell’umanita grazie all’approvazione di Bosco Ntaganda, che offre protezione in cambio di denaro. Nel rapporto, gli studiosi delle Nazioni Unite riferiscono che il CNDP ha inoltre fonti di reddito notevoli provenienti da Bwiza e Tebero, due siti di produzione del carbone. È uno dei tantissimi esempi di cosa significhi “amministrazione” a Nord Kiwu.

x

Per proteggere i loro interessi, Kagame e Kabila stringono un “accordo” messo in atto da Ntaganda. Questo accordo porta a una pace molto relativa e talvolta violenta, trasforma lo stato di diritto in una pantomima, respinge le convenzioni internazionali e raramente permette lo svolgimento di nuove iniziative nella regione. Fatta eccezione per la ricchezza in Rwanda e nei regni della mafia. Chiunque abbastanza coraggioso da denunciare questo stato di cose rischia la vita.

x

Molti congolesi si chiedono la ragione per cui il MONUSCO, che dovrebbe essere l’ufficio delle Nazioni Unite incaricato della pace della regione, resti con le mani in mano. Sembra che la comunità internazionale si sia ormai rassegnata alle leggi di Ntaganda.

x

Media che hanno diffuso la storia