La storia del clima è scritta nei ghiacci, dicono gli scienziati. Non c’è niente di più facile che andarla a imparare sul più alto ghiacciaio alpino oggi raggiungibile in ferrovia. Basta stare seduti sulla Jungfraubahn, il treno a cremagliera che porta fino ai 3.454 metri del Jungfraujoch, nell’Oberland Bernese.

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Jungfraubahn, cento anni e lo spettacolo continua

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L’anno prossimo la Jungfraubahn, festeggerà il suo centesimo anniversario. Nel 1912 fu inaugurata la difficilissima opera ingegneristica iniziata nel 1898 per volontà dell’imprenditore svizzero Adolf Guyer-Zeller che, sfortunatamente, morì prima di poterla vedere completata.

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Il percorso parte a 2.100 metri d’altitudine, dai pascoli del Kleine Scheidegg, dove si arriva dalla stazione di Interlaken Ost con cambio indifferentemente a Lauterbrunnen o a Grindelwald. Il paesaggio è dominato dai tre grandi monti dai nomi leggendari: la Jungfrau (La Vergine), l’Eiger (l’Orco) e il Mönch (il Monaco), pareti che incutono rispetto e timore anche agli alpinisti più esperti.

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Appena lasciato il Kleine Scheidegg il trenino si inserisce nel tunnel scavato a colpi di dinamite da operai italiani che si fa strada per oltre 9 chilometri dentro la roccia nuda della parete Nord dell’Eiger. Eismeer è una stazione intermedia al chiuso che permette ai viaggiatori di scrutare l’abisso verticale attraverso un finestrone di vetro, dopo qualche minuto si riparte verso la stazione ferroviaria più alta d’Europa, (patrimonio mondiale dell’UNESCO) da dove si sale con un ascensore verso lo Sphynx, l’osservatorio astronomico.

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Ghiacciai in pericolo

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Le vedute spaziano oltre i 4.150 metri della vetta della Jungfrau che, secondo gli ambiziosi piani di Guyer-Zeller, doveva essere l’originario punto d’arrivo del tunnel poi ridimensionato a causa dell’esaurimento dei finanziamenti. Qui si può constatare che il lungo manto bianco del ghiacciaio, che si estende per chilometri, rischia di non essere così longevo.

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Le creste rocciose che ogni anno emergono dai lati del ghiacciaio, a est e a ovest, sono la prova incontestabile del progressivo scioglimento. Gli ultimi 150 anni hanno registrato il più drammatico ritiro dei ghiacciai mai avvenuto nello scorso millennio. Secondo le previsioni dei climatologi dell’Università di Berna, tre quarti dei ghiacciai svizzeri rischiano di sparire nei prossimi decenni.

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Un aumento di soli 4 gradi della temperatura invernale basterebbe a ridurre drasticamente l’innevamento nell’Oberland Bernese. Di fiocchi naturali se ne vedrebbero solo sul Kleine Scheidegg e sui 3.000 metri dello Shiltorn sopra Mürren, dall’altra parte della valle, l’eco-villaggio che vieta la circolazione a qualsiasi tipo di auto che non sia quelle elettriche locali.

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Media che hanno diffuso la storia