La guerra dei “tubi” nel Mar Caspio si avvicina a una svolta. Al summit di Teheran del 16 ottobre i paesi rivieraschi (Russia, Kazakhstan, Turkmenistan, Azerbaijan, Iran) tenteranno per l’ennesima volta di accordarsi sulla divisione territoriale dei fondali e la ripartizione delle loro enormi risorse energetiche.

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Oggi il monopolista statale russo Gazprom acquista il metano del Turkmenistan (terzo al mondo per riserve dopo Russia e Iran) a 70 euro per ogni mille mt.cubi e ce lo rivende a oltre il doppio.
Perchè? L’irrisolto status politico del Caspio impedisce di realizzare i condotti subacquei che porterebbero il gas dell’Asia centrale in Europa senza dover pagare il pedaggio a Mosca. Questa, in attesa del summit, sta ingaggiando una battaglia senza esclusione di colpi con l’UE e gli USA. Minacce di nuovi progetti e doppigiochi si sono intrecciati negli ultimi quattro mesi nella grande partita dell’energia intorno al Caspio.

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Ad alzare la posta è stato Vladimir Puin. Lo scorso maggio il Presidente russo ha persuaso il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhammedov e quello kazhako Nursultan Nazarbaev a firmare un accordo per il coinvogliamento del loro metano verso la Russia mediante l’ampliamento del vecchio gasdotto sovietico Asia Centrale-Centro (SA-Ts).

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Obiettivo: aumentare l’import di gas estero da rivendere in Europa da 50 milioni a 90 milioni di mt. cubi all’anno. La mossa di Putin ha spiazzato le diplomazie occidentali che da anni corteggiano Berdymukhammedov e Nazarbaev per fidelizzarli come partner energetici. Bruxelles e Washington hanno contrattaccato finanziando nuovi studi di fattibilità sul corridoio transcaspico. Nello Startegy Paper sull’Asia centrale, presentato a giugno, la Commissione europea ha annunciato il suo sostegno ai paesi dell’area per lo sviluppo di nuove vie degli idrocarburi.

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Il 16 agosto l’Agenzia USA per il Commercio e lo Sviluppo (USTDA) e la Compagnia petolifera statale dell’Azerbaijan (SOCAR), riunite nella capitale zera Baku, hanno avviato l’esame di una doppia interconnessione sottomarina che dovrebbe pompare il petrolio e il gas dell’Asia centrale verso i terminal azeri e da qui verso l’Europa attaverso la Turchia.

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Il greggio confluirà nell’oledodotto, già operativo, Baku-Tblisi-Ceyhan, il metano nel Baku-Tblisi-Erzerum il cui completamento slitterà probabilmente al 2008. Il metanodotto del Caspio è un tassello cruciale nella strategia europea di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Il condotto si salderebbe infatti col Nabucco, il serpentone di oltre 3000Km che arriverà in Austria attraverso Anatolia e Balcani. Con una capacità di 60 mld di mt.cubi annui, rifornibile sia dall’Asia centrale che dall’Iran (che esporterà 20mld di mt.cubi in Europa grazie ad un recente accordo con la Turchia), il Nabucco costituirebbe la principale alternativa ai gasdotti russi. Verrà ultimato non prima del 2012, come anche la variante verso l’Italia. La data di avvio dei lavori del “Transcaspico”, che avrà un costo di 8 mld di euro e una capacità di 22mld i mt.cubi, non è nemmeno ipotizzata. Il primo studio di fattibilità era stato inutilmente realizzato nel ’99 nell’ambito del programma di assistenza tecnica Tacis.

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Resta da vedere se Mosca, la cui opposizione (spalleggiata dall’Iran) ai corridoi transcaspici rischia di far fallire l’incontro di Teheran, sarà più veloce a ultimare i suoi piani diversivi. Complice anche l’Eni con i due metanodotti “filo-russi” BlueStream e SouthStream (vedi box). Al momento le repubbliche centro-asiatiche preferiscono mantenersi in bilico tra Russia e Occidente, come dimostrato dal secondo Forum energetico eurasiatico tentutosi nella capitale kazhaka Astana il 6-7 settembre.

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Finora il Kazakhstan, dove teoricamente dovrebbero convergere le reti di idrocarburi dirette verso il Caspio, ha ufficialmente manifestato interesse solo per un eventuale oleodotto sottomarino. Un’opzione ritenuta necessaria per evacuare la produzione di greggio che nel 2019 schizzerà a 120 milioni di tonnellate all’anno quando sarà a regime il giacimento di Kashagan (vedi box). Allo stesso tempo, il Presidente-dittatore Nazarbaev ha però annunciato di voler potenziare la Caspian Pipeline Consortium Route (CPC) per aumentare l’export di petrolio attraverso la Russia. Con le carte così mischiate, difficile prevedere chi avrà l’ultima parola.

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Doppiogioco Eni sul gas? Suscita critiche l’accordo Eni-Gazprom del 23 giugno per la realizzazione del gasdotto SouthStream nel Mar Nero (che raddoppia il BlueStream verso la Turchia) dal porto russo di Beregovaya a quello bulgaro di Varna. L’Eni ripete che il progetto non è in contrasto con gli obiettivi UE di diversificazione degli aprovvigionamenti. Di fatto il nuovo condotto consentirà a Gazprom, e al suo partner italiano, di vendere in Europa 30mld di mt.cubi di gas al doppio del prezzo pagato per acquistarlo in Asia centrale.

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Come rileva il settimanale americano Fortune, il SouthStream faciliterà la gara di Mosca contro il metanodotto Nabucco su cui scommette l’UE per importare il gas turkmeno aggirando la Russia. Via Express per il petrolio Eni attraverso il Caspio. Il greggio estratto dall’Eni nel giacimento kazhako di Kashagan (il più grande al mondo scoperto negli ultimi 20 anni con riserve per 13 miliardi di barili e gestito da un consorzio internazionale guidato dalla compagnia italiana) potrà arrivare in Europa senza passare per la Russia.

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Kazhakstan e Azerbaijan stanno finalizando i dettagli operativi dell’accordo firmato l’8 agosto sul Trans-Caspian System. Questo, in attesa della realizzazione di un oleodotto sottomarino transcaspico, prevede il trasporto del petrolio via nave attraverso il Caspio e il suo coinvolgliamento nell’oledodotto BTC che dalla capitale azera Baku lo porterà in Europa via Turchia.

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Oggi il petrolio kazhako viene trasportato a bordo dei treni russi fino al porto di Novorossiisk. Da qui, attraverso il Mar Nero, arriva al porto bulgaro di Burgas e quello greco di Alessandropoli. Il previsto aumento della produzione a partire dal 2010 (quando inzierà la ritardata estrazione a Kashagan) rende necessaria una via export alternativa.

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Lo scorso gennaio un consorzio di multinazionali petrolifere (Agip, Total, Chevron, Exxon Mobil, Lukarco e la compagnia statale KazMunaiGaz) ha lanciato il progetto Kazakhstan Caspian Transport System (KCTS). Questo prevede l’allestimento di un terminal di carico al porto kazhako di Kuryk e uno di scarico all’imbocco del BTC a Baku, un oledodotto di 600Km tra Atyrau e Kuryk e una flotta di petroliere che entro i prossimi 4 anni potrebbero trasportare in Azerbaijan fino a 500mila barili di petrolio al giorno (per un totale di 23mliardi l’anno), incrementabili successivamente fino a 1200 barili giornalieri (56miliardi l’anno). Costo del progetto: 3 miliardi di euro.

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La capacità del BTC, attualmente di 1 milione di barili al giorno, potrà essere ampliata fino a 1,8 barili per far transitare il petrolio del Kazakhstan.

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