E’ la storia del prete-spione che ha fatto notizia nel caso Wielgus, ma la vera notizia, la piu’ drammatica, non la racconta nessuno. Quella di un governo che punisce i collaboratori del trascorso regime comunista usando gli stessi metodi che impiegava quest’ultimo: il ricatto, le epurazioni sommarie e la gogna pubblica.

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Chi rifiutava di collaborare con la polizia segreta, era un traditore ieri. Chi invece ha accettato di farlo, e’ considerato un traditore oggi. A cambiare e’ solo l’accusatore: il comunismo prima, il neo-populismo dei fratelli Kaczynski (premier l’uno e presidente l’altro) ora. Lo scandalo Wielgus e’ solo l’esempio piu’ eclatante della degenerazione di un sistema inzialmente creato per fare luce sulle tragiche vicende della storia polacca.

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Era questo il compito affidato nel 2000 all’Istituto per la Memoria Nazionale (IMN), ora invece diventato una nuova Inquisizione. I suoi archivi storici, conservati a fini di ricerca, si sono trasformati in liste nere per la caccia alle streghe.

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Fino al marzo 2006, a dover esibire le prove contro i presunti “collaboratori” era una sezione speciale del tribunale. I colpevoli potevano essere considerati tali solo sulla base di elementi certi. La pena era e resta ancora la rimozione da qualsiasi incarico statale.

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Una nuova legge, promossa dal governo Kaczynski, ha escluso il potere dei giudici. Tutti i documenti restano in mano all’IMN. Questo dipende direttamente dal governo che a suo piacimento tira fuori nomi come i numeri del lotto e li da’ in pasto alla stampa.

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A cadere nella trappola nel giugno 2006 e’ stato lo stesso Ministro delle finanze e vice-premier, Zyta Gilowska, invisa al governo. Il suo nome figurava nella lista nera. Anche lei quindi rimossa dal suo incarico. Per riguadagnarlo ha dovuto fare appello al tribunale che il 22 settembre le ha dato ragione. Per chi non fosse ministro vincere la causa non sarebbe altrettanto facile.

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“L’attuale azione del governo e‘ pericolosa perche’ scava nel passato per ragioni politiche, per eliminare i personaggi scomodi”, commenta Jerzy KŁOCZOWSKI, ex-partigiano anti-nazista del ‘44, direttore dell’Istituto dell’Europea centro-orientale ed ex-professore di storia all’Universita’ cattolica di Lublino all’epoca in cui Wielgus, suo collega, “spiava” per i comunisti, “Si rischia di riportare il paese nello stesso regime di repressione che esisteva durante il comunismo. E’ necessario fare delle indagini serie per comprendere come funzionava il passato regime, ma senza demonizzare coloro che ne sono stati vittima”.

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Dopo Wielgus, ora tocca ai dodici vescovi polacchi (nomi in codice Ramzes, Profesor, Apollo, Waclaw, Pisarz, Franciszek, Stolnik, Boleslaw, Bernat, Pasterz, Wladyslaw e Tadeusz) che, secondo quanto rivelato ieri dal giornale Dziennik, nel 1978 erano considerati informatori dai servizi segreti (Sb).

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L’articolo si riferisce all’«operazione Prymas cioè alle iniziative da intraprendere da parte di Sb per indicare il successore del primate Stefan Wyszynski (morto nel 1981) e per far nominare papa il vescovo più vicino ai bisogni del potere totalitario comunista. A pochi viene in mente che c’e’ un’enorme differenza tra essere “considerato informatore” e aver accettato di collaborare ufficialmente. “Praticamente tutti i rappresentanti della Chiesa avevano contatti con la polizia comunista, non si potevano rifiutare le convocazioni e le sedute erano oggetto di processi verbali”, racconta KŁOCZOWSKI, “io stesso sono stato accusato di collaborazionismo semplicemente perche’ un documento ufficiale diceva che ero stato a rapporto dalla polizia, sebbene non abbia mai firmato nessun impegno formale a collaborare”.

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Ma la sfumatura e’ troppo sottile per reggere il confronto con la propaganda di regime e la ricerca ossessiva dello scoop giornalistico. Molti altri, preti e non, rischiano l’umiliazione massmediatica solo peche’ il loro nome e’ scritto nell’elenco sbagliato.

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Media che hanno diffuso la storia