L’America si prepara a commemorare il 5° anniversario dell’11 settembre. O almeno la sua versione ufficiale. Quella che ha finora messo tutti d’accordo, cittadini e governanti. Fu attentato terroristico, punto e basta. C’è però chi rivanga nel passato, rischiando di allargare una ferita che stenta a cicatrizzarsi.

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E’ l’Ong ribelle “9/11 Truth” (9/11 Verità), la guastafeste delle cerimonie ufficiali. Un gruppo dissidente che non crede alla storia degli attacchi kamikaze e accusa il governo del Presidente George Bush di aver ordito un sanguinoso complotto contro il suo stesso popolo. “Si è trattato di un brutale stratagemma per ottenere il consenso necessario a scatenare la lotta al terrorismo che, in realtà, è solo una scusa per inasprire i mezzi di repressione all`interno del paese e giusitficare le guerre del petrolio, come quella in Irak”, commenta Les Jamieson, uno dei capi di 9/11 Truth. Questa, da qualche mese, ha iniziato a recapitare ai membri del Congresso USA una petizione che chiede di riaprire le indagini sul crollo delle Twin Towers.

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Il documento, pubblicato online, ha raccolto finora oltre 11.000 firme. Nel testo si fa riferimento a centinaia di foto, registrazioni, video che sarebbero stati distrutti o tenuti segreti dalla Cia e l’Fbi per insabbiare le prove del coinvolgimento dell’amministrazione Bush .

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Tra propaganda e lotta per la verità

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Ma è fuori dall’arena politica, attraverso i web-blogs e soprattutto nelle strade che 11/9 Truth cerca di guadagnarsi nuovi seguaci. Ogni sabato i suoi attivisti di New York si riuniscono a Ground Zero. Per qualche ora, l’enorme voragine che sorge al posto del World Trade Center (WTC) diviene una sorta di “tempio sacro” dove questi nuovi apostoli d’America predicano la loro verità. “11/9 Was an Inside Job” (l’11 settembre è stato organizzato dall’interno”) urla contro centinaia di passanti allibiti lo striscione tenuto a braccia da due militanti.

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I loro compagni distribuiscono volantini che espongono un’ingegnosa “teoria della cospirazione” di cui l’11 settembre sarebbe l’ultima prova concreta. Eccola: dall’inizio della seconda guerra mondiale un sodalizio di militari e industriali degli armamenti, denominato “Project for a New American Century” (PNAC), si sarebbe insinuato in tutti i centri di potere USA.

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Sul sito dell`Ong c’è un’apposita sezione sulle grandi “congiure” della storia americana (http://www.911truth.org/index.php?topic=precedents). Versioni non ufficiali di eventi che hanno fatto epoca, dall’attacco di Pearl Harbor all`attentato di Oklahoma City.

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I controversi slogan di 9-11 Truth seminano il dubbio e il sospetto. Dividono in frange opposte cittadini che hanno finora sfilato insieme nei cortei, uniti dal dolore, dalla rabbia e dalla comune convinzione che l’attacco alle Twin Towers è stata solo follia omicida, e niente di più.

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C’è chi liquida la battaglia dell’Ong come una truffa escogitata da una setta di demenziali sovversivi . “E’ ignobile il solo pensare che il governo abbia orchestrato il massacro di migliaia di innocenti”, ruggisce un ragazzo sulla trentina seduto in un bar. Ci sono poi gli scettici. Gironzolano esitanti intorno agli stand dell’Ong, si allontanano, si riavvicinano, dribblando a fatica i tentativi degli attivisti di appioppargli gadget di vario genere. Per qualche dollaro si possono comprare libri, filmati e CD con le dimostrazioni (fanta?!)scientifiche del complotto, oltre che magliette e berretti dell`associazione.

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L’enigma della 3a “torretta” gemella

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C’è pero` chi osanna apertamente gli appartenenti a 9/11 Truth (intellettuali, politici di sinistra, accademici, famigliari delle vittime, documentaristi) come gli eroici difensori del popolo americano contro le manipolazioni governative.

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“Credo che il governo ci nasconda veramente qualcosa”, commenta una ragazza sgusciata fuori dal manipolo di curiosi che si accalca intorno ad uno degli stand. In mezzo c’è un tizio che si sbraccia indicando un cartellone appoggiato a un cavalletto. Vi sono raffigurate, con foto e didascalie, le varie fasi della pretesa demolizione pre-organizzata del WTC. “…L’impatto degli aerei non poteva essere sufficiente a provocare un aumento di temperatura tale da far liquefare strutture portanti in acciaio”, sta spiegando Mike Donadio, ricercatore universitario in psicologia alle prese con i misteri della fisica, “l’unica ragionevole spiegazione è che queste siano state fatte saltare a mezzo di esplosivi collocati nei grattacieli e fatti detonare dall’esterno mediante un telecomando”.

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Ad avvalorare questa versione dei fatti sarebbe il misterioso crollo di un terzo edificio del WTC, omesso nel rapporto conclusivo pubblicato nel 2002 dalla commissione d’inchiesta. L’immobile WTC 7, più basso delle ex-Torri Gemelle, è effettivamente sprofondato poco prima del crollo di queste ultime benché non sia stato colpito da alcun velivolo. Secondo perizie condotte da un gruppo di esperti indipendenti, riportava segni evidenti di esplosioni interne innescate tramite un materiale chiamato “thermate”.

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Chi abbia premuto il pulsante non si sa’. L’ardita supposizione dell’Ong è che il governo e il proprietario del complesso immobiliare, il miliardario ebreo Larry Silverstein, si sarebbero accordati per pre-installare l’esplosivo in attesa del previsto attacco terroristico. Dopo l’impatto degli aerei, avebbero quindi ordinato di comune accordo la completa distruzione dei tre edifici attraverso la detonazione a distanza.

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Un movimento sempre più popolare

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Perché? “Per raggiungere i loro rispettivi obiettivi”, commenta il candidato verde Carl Person, che promette giustizia qualora riuscisse a essere eletto Procuratore generale dello Stato di New York, “Bush ha ottenuto, grazie all’effetto shock, l’appoggio dell’opinione pubblica alla sua politica guerrafondaia. Silverstein si è sbarazzato di un complesso immobiliare che rischiava di costargli troppo. Avrebbe dovuto spendere miliardi per eseguire l’ordine municipale che l’obbligava a sostituire il tossico rivestimento in asbesto”. Rivestimento che ora, sbriciolato dall’esplosione e disperso nell’aria, sta avvelenando gli abitanti della Grande Mela. “I veri terroristi sono i nostri governanti”, ci dichiara Donadia, “Ultimamente dei burberi hanno iniziato a piazzarsi accanto ai nostri stand, urlando a squarciagola per impedire ai curiosi di capire che cio’ che diciamo. Crediamo che siano agenti di disturbo ‘appositamente’ inviati”.

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Falsa o vera che sia, la voce di 9/11 Truth si fa sempre più strada presso la gente e i media americani. A inizio giugno la sua convention annuale ha battuto il record di presenza con 500 partecipanti. Un successo che è stato bissato nei successivi raduni estivi e ha costretto anche il cauto New York Times a dedicargli un intero articolo.

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Nessuno sa bene come definire l’operato dell’Ong ribelle. Il risultato raggiunto è pero inquietante. Molti cittadini non sanno più a quale verità credere. E non vogliono neanche più tentare di cercarla.

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Box: i grandi “complotti” made in USA

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1941 – L’attacco di Pearl Harbor

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Secondo lo storico John Toland del Centre for Research on Globalisation, tutti i piani militari del Giappone erano previsti d’anticipo dal Consiglio di guerra USA. L’allora Presidente americano Franklin D. Roosvelt era così a conoscenza dell’imminente attacco al porto navale di Pearl Harbor. Tuttavia non lanciò alcun avvertimento. Poiché l’opinione pubblica e il Congresso erano contrari ad un coinvolgimento americano nel conflitto in Europa, Roosvelt aveva bisogno di un pretesto per dichiarare guerra alla Germania nazista.

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L’aggressione giapponese e l’inevitabile risposta militare americana contro l’alleato asiatico di Hitler erano l’occasione giusta. Per raggiungere l’obiettivo, Washington fece credere ai comandanti in capo alle Hawaii che i negoziati col Giappone proseguivano e comunicò loro false informazioni sulla posizione delle portaerei nemiche.

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1962 – I piani per l’invasione di Cuba

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All’inizio degli anni ’60 i capi militari di Washington pianificarono una serie di attacchi terroristici contro gli USA da attribuire a Cuba. La c.d. “operazione Northwoods” doveva servire a convincere l’opinione pubblica ad appoggiare l’uso della forza per destituire il leader comunista Fidel Castro. Un drastico rimedio ritenuto ancor più necessario dopo la fallita invasione della Baia dei Porci del ’61. I piani, presentati nel ’62 al ministro della difesa dell’allora Presidente John F. Kennedy, furono però rifiutati. I dettagli segreti sono stati rivelati quarant’anni dopo dal giornalista James Bamford nel suo libro Body of Secrets. L’operazione prevedeva attentati in varie città americane, l’assassinio di rifugiati politici cubani, l’auto-affondamento di un incrociatore statunitense nella baia di Guantanamo, nonché la distruzione in volo del razzo con dentro John Glen, il primo americano mandato in orbita.

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1964 – La guerra del Vietnam

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L`incidente nel golfo del Tonchino del 4 agosto `64 fu il fattore scatenante della guerra in Vietnam. L`allora Segretario alla Difesa, Robert McNamara, annuncio` che la flotta americana era stata improvisamente attaccata dalle forze comuniste nord-vietnamite mentre navigava nelle acque internazionali del Mar di Cina meridionale.

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Nel marzo 2005 la National Security Agency (NSA) ha autorizzato la diffusione di un saggio scritto dallo storico Robert J. Hanyok per il Centre for Cryptologic History della stessa NSA. Il documento spiega nei dettagli come i rapporti forniti dall`equipaggio e dai servizi segreti furono manipolati per fabbricare le prove dell`attacco che in realta` non era mai avvenuto.

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1989 – L’Affare Lockerbie

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L’aereo della Pan Am “volo 103” venne colpito e distrutto sopra la cittadina scozzese di Lockerbie. Morirono 270 passeggeri. Inizialmente il governo attribuì l’attentato alla Siria. Un anno dopo quest’ultima venne assolta e l’accusa fu rigirata alla Libia. Il cambio di colpevole si verificò poco prima che Bush “il vecchio” visitasse Damasco per chiedere l’appoggio del dittatore Hafez Assad nell’imminente guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, reo dell’invasione in Kuwait.

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La Libia venne posta sotto embargo fino ad essere costretta a estradare tre suoi cittadini perché fossero processati in Scozia. Uno di loro fu condannato. Nell’agosto 2005 il giornale The Scotsman ha pubblicato un’intervista con un ex-capo della polizia scozzese secondo cui le prove decisive per l’incriminazione furono fabbricate ad arte da agenti della CIA.

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1995 – L’attentato di Oklahoma City

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Il 19 aprile di undici saltò in aria il Murrah Federal Building (MFB) al centro di Oklahoma City. Ci furono 168 morti e centinaia di feriti. Timothy McVeigh, l’autista del furgone-bomba che avrebbe provocato la catastrofe, fu condannato a morte nel 2001.

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Tuttavia, secondo il rapporto finale pubblicato nello stesso anno dall’Ong Oklahoma Bombing Investigation Committee (OKBIC), “agenti interni” avrebbero pre-installato un piu’ potente esplosivo facendolo esplodere dopo l’arrivo di McVeigh. L’indizio principale è lo strano “suicidio” dell’eroico sergente Terry Yeakey, avvenuto l’anno dopo mentre stava verificando dei sospetti avuti durante le operazioni di soccorso. A ciò si aggiunge il rifiuto del Dipartimento di giustizia USA di consegnare i videotape registrati dalle telecamere dell’edificio. Nel dicembre 2005, il blog The Dredger ha ipotizzato un legame cospiratorio con l’11 settembre.

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Media che hanno diffuso la storia